Dopo aver visto salire anche i due che aveva appena conosciuto, Selwyn si affrettò a raggiungere il nano, contento che fossero finalmente prossimi alla partenza.
Cercò di farsi un idea di quanto fosse grande la barca e di quanti uomini vi potessero essere imbarcati, dopodichè chiese ad Olgrim se sapeva qualcosa sulle condizioni del mare e del vento.
Era molto curioso a riguardo e aveva intenzione anche di esplorare e girare la barca il prima possibile per avere più confidenza con essa.
Giunto sul ponte Selwyn vide, come già aveva immaginato, che la compositione della nave era appunto stata strutturata precisamente per la sua funzione di scambio commerciale: dovendo trasportare molte merci, perciò, l'imbarcazione contava, come già si vedeva dall'esterno, un grande spazio sottocoperta, la cui maggior parte sarebbe stata adibita a magazzino.
L'elfo, vide, poi, che vi erano due grandi alberi per permettere alla nave di sfruttare anche solo la forza del vento per muoversi, però, aveva notato salendo dalla passerella di legno, che vi era anche lo spazio per utillizzare dei rematori. Riguardo all'equipaggio, giudicò da dove si trovava Selwyn, non ve ne doveva essere poi tanto, anche perchè non erano necessari grandi armamenti nè combattenti dato l'impiego di quell'imbarcazione.
Olgrim intanto che l'elfo si guardava intorno curioso, sembrò riflettere sulla sua domanda, ma infine esclamò, riportando ancora una volta il ragazzo con i piedi per terra: "Mah, che vuoi che ne sappia del tempo un maestro d'ascia come me, che nel tempo libero gestisce una locanda!? Ora ti porto dal capitano, che di sicuro saprà risponderti meglio....muoviti, ci sta aspettando nella sua cabina."
Selwyn seguì il nano senza aggiungere altro. Gli piaceva quella nave.
Pensava a cosa avrebbe fatto da Mar Dominat; che direzione avrebbe intrapreso?
Avrebbe dovuto designare una meta, ma senza decidere a caso, infatti stava per partire al fine di viaggiare e non di fermarsi a Mar Dominat...
L'ultima modifica di wizard_mat il Sab 20 Ott, 2007 21:44, modificato 1 volta
I due avanzarono lungo tutto il ponte, mentre attorno a loro fervevano le attività ultime di preparazione della nave: persone su persone continuavano a caricare casse, di cui alcune venivano aperte per smistarne i contenuti, mentre altre venivano trasportate sottocoperta, probabilmente perchè contententi provviste per il viaggio.
Osservando curioso tutte quel movimento, Selwyn quasi inciampò quando dovette scendere i tre scalini che lo separavano dalla porta che dava sulla zona interna della nave, suscitanto una risata repressa da parte di Olgrim, che continuò poi a condurlo lungo un paio di corridoi, fino ad arrivare alla porta della stanza del capitano.
Il maestro d'ascia bussò e, senza aspettare risposta, entrò, facendo segno al Selwyn di seguirlo; una volta dentro la piccola camera, il ragazzo sgranò gli occhi sorpreso: difatti il capitano Gimzar poteva distinguersi da Olgrim solo dall'abbigliamento e dalla gamba di legno, perchè per il resto non vi era altro che li differenziasse, come dopotutto accadeva, almeno a parer dell'elfo, per tutti i nani.
Il capitano rimase in silenzio ad osservare Selwyn per qualche attimo, dopodichè sbottò: "Dannazione, Olgrim, sarebbe questo il passeggero che mi avevi chiesto di portare con me! Ma dopotutto che mi sarei potuto aspettare da un vecchio rammollito come te...bah! Veniamo al dunque: ragazzo, come ti chiami?!"
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Ti ricordo che Laydan ti ha lasciato un sacchetto con 200 monete dentro, perciò non sei affatto povero, tutt'altro!
Se vuoi puoi modificare un pochetto il messaggio precedente
"Il mio nome è Selwyn e sarò felice di condividere con voi questo viaggio" rispose l'elfo amareggiato mentendo spudoratamente.
Non gli piaceva affatto avere a che fare coi nani e con il loro carattere duro e scontroso; già era quasi un sollievo non dover sentire più tutti i commenti e le osservazione di Olgrim, figurarsi condividere il viaggio con un nano, per giunta capitano della nave.
Cercando di sembrare il più cordiale possibile, nonostante i propri idealismi, chiese al capitano: "Tra quanto tempo è prevista la nostra partenza?"
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scusa non me lo ricordavo ... cmq messaggio precedente modificato
Il capitano sembrò ignorare totalmente la domanda dell'elfo, e borbottò fra sè: "Uhm...Selwyn.." poi, improvvisamente, esclamò, battendo le mani: "Bè, che stiamo a fare qui a poltrire! Tutti sul ponte, di corsa! Siamo in partenza!"
E così Gimzar si avviò con la maggiore rapidità consentitagli dall'andatura ballonzolante ed incerta della gamba di legno, dritto fuori della cabina e lungo i corridoi, sbraitando ogni tanto contro qualche uomo che incontrava, incitandolo a sbrigarsi nel suo lavoro.
Intanto Selwyn, che, insiemte ad Olgrim, non aveva nessuna difficoltà a seguire il passo del capitano, stavano ad un poco di distanza dietro di lui, finchè egli non si girò di scatto verso l'elfo e proferì, sempre con il suo tono di voce insolitamente elevato: "Forza ragazzo, non vorrai dirmi che non sei in grado di reggere il mio ritmo?! Vieni qua e dimmi cosa sei capace di fare, perchè sulla mia nave nessuno se ne sta con le mani in mano senza far niente, per Moradin, sia mai!"
L'elfo parlò al capitano del suo lavoro al cantiere: riteneva di conoscere le barche piuttosto bene, ma dal punto di vista pratico, a riguardo delle manovre a bordo di queste, le sue conoscenze erano parecchio carenti.
Selwyn, come prima cosa, non vedeva quel viaggio come un semplice passaggio per arrivare a Mar Dominat, ma un occasione per imparare come si teneva una nave, cosa che nella vita gli sarebbe potuta sicuramente essere utile. Inoltre, lo affascinava molto il poter svelare e apprendere il lato pratico e più appassionante del lavoro che aveva svolto diligente per tutti quegli anni.
Il capitano ascoltò con attenzione per qualche secondo, finchè non interruppe il discorso di Selwyn agitando la mano ed esclamando: "Sì, sì, ho capito! L'unica cosa di utile che sembri saper fare sono lavori di riparo e manutenzione, ma questi serviranno solo se subiremo danni o ci saranno problemi, cosa che non dovrebbe accadere, per il momento, perciò...Voi, che state facendo?!" Gimzar si rivolse ad un gruppo di uomini che si erano seduti sul ponte e parlavano fra loro, che, appena sentirno l'urlo del nano, scattarono subito in piedi, mentre uno di loro biascicava qualcosa come: "Abbiamo finito di lavorare..."
Al che il capitano, sempre più infuriato, sbraitò: "Su questa nave nessuno finisce di lavorare! Perciò ora sbrigatevi a spiegare le vele e a tirare su l'ancora, partiamo!"
Così, tutti gli uomini che si erano stesi a riposare, si alzarnono con esclamazioni di scontento e ripresero le loro febbrili attività, mentre Gimzar si voltava nuovamente verso Selwyn ed aggiungeva: "Bè, riguardo a te, penso che il lavoro che più ti si addica sia quello di vedetta, dopotutto si dice che voi elfi ci vediate molto bene no?"
"Sarò felice di soddisfare le vostre richieste signore". Disse irritato l'elfo per la velocità con cui precedentemente era stato zittito e non volendo perdere tempo a discutere con il nano a quale lavoro sarebbe stato assegnato.
D'altrocanto la vedetta non era un compito troppo faticoso e gli avrebbe permesso di riflettere sulla situazione in cui si trovava e su cosa avrebbe dovuto fare una volta giunto a destinazione.
Selwyn si congedò così con il capitano e si diresse verso l'albero maestro; quando era salito sulla nave si era limitato a un occhiata rapida per non farsi notare, ma ora potè constatare quanto era alto e maestoso, dominava il ponte quasi incontrastato ed intorno ad esso si svolgevano i più fervidi preparativi.
Senza ulteriori indugi iniziò ad arrampicarsi sul cordame che collegava il ponte con la sommità dell'albero; essendo di razza elfica ciò non gli diede il minimo problema; se non per il fatto che, giunto quasi sulla sommità, avvertì il rapido e leggero contraccolpo delle vele che si spiegarono e, subito gonfiate dal vento, diedero una certa accellerazione alla nave. Gli fecero assaporare la leggera e fresca brezza marina, lasciandolo per pochi istanti dimenticare tutti i problemi che gli erano cascati addosso in un solo giorno e il ricordo del suo perduto mentore.
Selwyn, in piedi sulla cima dell'albero maestro, si perse con lo sguardo nel cielo tinto di un celeste limpido, completamente terso, mentre la brezza marina gli scompigliava i capelli e le voci dell'equipaggio che si affannava a portare a termine i preparativi per la partenza si mescolavano in un sottofondo che riportò l'elfo a pensare ai lieti giorni in cui si recava mattina e sera al cantiere sempre affollato insieme all'amico Laydan. Al ragazzo sembrava passata ormai una vita intera da quando era fuggito da casa attraverso il cunicolo sotterraneo, eppure non era trascorso neanche un giorno da quell'avvenimento.
Con sguardo nostalgico Selwyn fece vagare gli occhi sui tetti dei grossi edifici squadrati che affollavano la zona portuale di Villeblue, mentre finalmente, le vele gonfie al vento, la nave levava l'ancora e inziava a staccarsi dal molo, allontanandosi sempre più nel mare.
Poi, ancora perso nei suoi pensieri, all'elfo sembrò improvvisamente di scorgere un filo di fumo provenire dalla zona in cui si trovava la casa che aveva condiviso per tanti anni con Laydan, ma ad un secondo sguardo quella sottile linea scura sembrava sparita.
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