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Vendetta: fucina di giustizieri e assassini...

 
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Coleron
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MessaggioInviato: Sab 09 Giu, 2007 17:11    Oggetto: Vendetta: fucina di giustizieri e assassini... Rispondi citando

Era ormai passato molto tempo dal giorno che Tamblin aveva scelto il proprio destino, quando l'incontrai alla vecchia "taverna".
Ero poco più di un apprendista liutaio, i vestiti dei miei fratelli mi cadevano addosso come se fossi stato uno degli spaventapasseri che "vegliavano" i campi di grano del regno.
Robin Leendle era il mio maestro e un affermato cantastorie, tanto da possedere la locanda del "Puledro impennato" dove i figli di papà
cercavano di atteggiarsi a grandi avventurieri,per far colpo sulle ragazze di buona famiglia e dove il massimo dello scompiglio era stata qualche sporadica rissa fra giovani troppo brilli.Risse che Leendle accettava col suo solito sorriso sarcastico, per poi andare a batter cassa dalle famiglie che temevano lo scandalo più della morte stessa. Potete capire perciò il mio stupore, quando si aprirono le porte e due uomini coperti da lunghi mantelli impolverati, dall'espressione truce e dai modi risoluti entrarono in quei locali e si rivolsero al mio mentore come ad un vecchio amico, ma ancora di più mi sconvolse che il "vecchio Robin" rispose al saluto.
Sapevo che prima di trasferirsi nella mia città aveva viaggiato molto, del resto era un mezzelfo e di tempo ne aveva avuto, ma molti dei suoi racconti mi sembravano così assurdi che a volte dubitavo della sua sanità mentale.
Ma quel giorno fu una rivelazione, riconobbi senza ombra di dubbio, nei due figuri entrati al "Puledro" i protagonisti di tante delle sue storie epiche di lotta alle forze oscure e di caccia ai loro servitori più spietati,vampiri e negromanti.Tamblin "il Gatto" e Roburg "L'Orso" e dopo il secondo boccale di birra ecco arrivare Lyla "la Faina" un'altra dei protagonisti di quelle straordinarie e spaventose storie. Fortunatamente per quel terzetto, che faceva della segretezza il proprio stile di vita, quella sera tutti i clienti abituali della locanda di Leendle erano alla festa dei Dima una delle più facoltose famiglie del luogo.


L'ultima modifica di Coleron il Mer 20 Giu, 2007 11:44, modificato 1 volta

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Coleron
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MessaggioInviato: Mer 20 Giu, 2007 11:43    Oggetto: Rispondi citando

"Jared! Datti una mossa, non vedi che abbiamo ospiti?!" la voce del mio mentore mi colpì come una frustata, solo allora mi accorsi che stavo con la bocca spalancata e gli occhi sgranati a guardare come un klonz i nuovi arrivati. * acc...che diavolo.... * "Si si ! eccomi arrivo ..." buttai sul bancone lo straccio che stavo utilizzando per ripulirlo e corsi come un fulmine sul retro della locanda dove Leedlee teneva le proprie botti. Presi tre grossi boccali puliti e andai subito a spillare birra e sidro in abbondanza dalle botti più pregiate, misi il tutto su un vassoio e ripassando per la cucina caricai due grosse focacce, mezza toma di formaggio e alcune porzioni di carne fredda che presto vennero raggiunte da un paio di vasetti di verdure in salamoia. Così carico mi ripresentai sull’uscio, dietro il banco, che dava nella grande sala della locanda. Fu allora che mi accorsi di essere stato cosi preso nella mia funzione di vivandiere, da non sapere affatto se quello che avevo portato era ciò che volevano i nostri ospiti o meno. Evidentemente lo sgomento mi si leggeva talmente bene in faccia da risultare quasi comico. E così fu venni accolto da sonore risate e la “donna” del gruppetto mi apostrofò sorridendo maliziosa "Ragazzo, non intraprendere mai la carriera della spia o dell’assassino ti si legge troppo facilmente nell’animo..." dovetti diventare rosso come una barbabietola, perchè le risate non si placarono anzi. * per fortuna i miei fratelli non sono qui altrimenti sai che risate... * Nonostante la figuraccia e le gambe che mi tremavano riuscii a portare il vassoio fino al tavolo. E penso che mi sarei messo a piangere, se non fosse stato per il tocco gentile che sentii sulla mia guancia. A quel tocco rialzai il mio sguardo e con sommo stupore caddi nell’estrema tenerezza degli occhi di un viola intenso della donna, Lyla “la Faina”, non riuscivo a capire come qualcuno avesse potuto dare un tale nome a una creatura talmente bella.Con tono stavolta dolce la ragazza mi si rivolse scusandosi "Scusaci, ma è talmente raro nelle nostre vite incontrare qualcuno con la tua innocenza e gentilezza, che quando succede non ci si può che rallegrare..." quelle parole mi sciolsero e dette da quella stupenda fanciulla, mi fecero “volare”, come al solito mi si doveva leggere tutto in faccia perché una sonora pacca sulla schiena, che quasi mi ribaltò, mi fece tornare subito coi piedi per terra. "Har HAR HAR!! E bravo ragazzino!! Hai fatto breccia nella scorza della nostra Lindarella, Sai son pochi che possono vantarsi di essere usciti vivi dal tocco della “faina”..." A colpirmi era stato l’ ”orso” il gigantesco Mezzorco del terzetto, le sue parole riguardo Lyla mi fecero più male della sua botta, e nonostante la sua mole e l’aria feroce, stavo per “immolarmi” per vendicare l’onore della mia bella da quelle Insulse parole..., ma con la coda dell’occhio..., un movimento rapido della ”faina” e un sinistro luccichio, mi fecero capire che la donzella non aveva assolutamente bisogno di qualcuno che prendesse le sue difese. Rimasi a bocca aperta, quando vidi l’espressione truce sul bel volto della ragazza e una luce sinistra e fredda nei suoi occhi. Niente a che fare con quello che avevo creduto di vedere, quando avevo incrociato poco prima il suo sguardo.
Nella sua destra, come dal nulla era comparso un affilatissimo coltello ricurvo, che adesso premeva crudele sulla giugulare del gigante dalla pelle brunita. Quest’ultimo a sua volta non sembrava fare una piega, ma non certo per la paura, anzi sorseggiò come se niente fosse un sorso di birra
Scura e quindi disse con tono calmo e incolore "hai finito col tuo spettacolo Ly?" poi lentamente giro la propria testa, e ciò che vidi nei suoi occhi non fù meno spaventoso di ciò che avevo visto in quelli freddi e assassini della donna. * ma chi sono questi?.. * mi chiesi sconcertato.Deglutii e mi volsi prima verso il mio maestro, Robin Leendle, che però sembrava tuttaltro che preoccupato e anzi se la rideva sotto i baffi e poi verso il “gatto” ma lui sembrava più contrariato Che ansioso. Anzi a dirla tutta, sembrava più propenso a incenerire i suoi due compari con gli occhi,
che non a intervenire. Poi con tono secco,autoritario e gelido "Piantatela!", un'unica parola ma fù come una stilettata nei polmoni, gli altri due per una frazione di un istante sembrarono addirittura avere paura, ma poi la tensione si allentò di colpo e sia il mezzorco che la ragazza risposero all’unisono "perdonaci, ma... ", uno sguardo ferino del “Gatto”, e le parole gli morirono in gola. Quindi il coltello sparì e Lyla, estrasse un fazzoletto da una manica e asciugò un filo di sangue sulla gola dell’ “orso”, che ne allontanò la mano mormorando un "Non ti preoccupare è solo un graffio...e poi sono immune ai tuoi veleni... " concluse con un sorriso che sarebbe dovuto essere scherzoso, ma data la sua dentatura sembrava tuttaltro.
Tutto quello che avevo portato venne spazzolato con cura, non rimase nemmeno una briciola.Feci tre volte andata a ritorno dalla cantina, quella sera come detto, non c’erano altri avventori e così al secondo boccale Leendle chiuse la locanda , non c’erano nemmeno la cuoca e le sue figlie, che di solito davano una mano al mio maestro in sala. Nathaniel, il vecchio stalliere se n’era andato da un pezzo, visto che i nostri ospiti erano arrivati senza cavallo. Quindi in locanda eravamo rimasti solo in cinque. Per lo più i discorsi si erano incentrati sulle avventure passate di Robin “manolesta” e di Tamblin “il Gatto” quando erano ancora molto giovani e vivevano di espedienti e piccoli furti, ma arrivati all’adolescenza, il gatto si fece distaccato e così si passò ai racconti di Caccia “dell’Orso” e delle sue innumerevoli battaglie giovanili, ma anche lui a un certo punto preferì dedicarsi allo stufato di Leendle e ai suoi boccali di birra, Lyla invece, si limitava a sorseggiare il sidro e si servì solo una volta di stufato e pane, fu piuttosto evasiva sul suo passato e così ci intratteneva con storielle da osteria, che mi fecero arrossire più volte e che credo persino il bardo Robin non avesse mai osato raccontare. Io ero affascinato da quei mondi di avventure vissute dal terzetto e a dal mio mentore, storie che avevo solo sognato e che adesso assorbivo come una pergamena vuota.
Si fece tardi e finalmente Robin Leendle si decise a porre una domanda fondamentale "Andiamo Tamblin, non credo tu sia venuto solo per ricordare i bei tempi, cosa ti porta, vi porta..." indicando con ampio gesto teatrale gli altri due "...Qui? chi state cercando?..." breve pausa, guardandosi intorno serio "o Cosa?..."

- CONTINUA-

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Coleron
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MessaggioInviato: Dom 30 Mar, 2008 16:14    Oggetto: Rispondi citando

Il Gatto guardò prima verso di me con espressione enigmatica quindi si rivolse al mio maestro, intanto gli altri due si erano ammutoliti.Mi sorpresi a deglutire a vuoto e stavo già per allontanarmi, che una mano grossa e robusta mi trattenne, era quella del mio maestro, "non ti preoccupare sulla fedeltà di Jared ci giocherei la mia vita." quelle parole mi commossero fino alle lacrime ma mi trattenni e stentai un "...gr..azzie...IO..." quindi feci per rivolgermi a Tamblin, ma un gesto della faina, mi rassicurò e decisi per il silenzio, un altro sguardo del Gatto equindi quest'ultimo riprese "Dorgash Khan...", non potei trattenere un brivido...

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