Kainertes guardava Amaoliendel e i numerosi combattenti fieri e sicuri proonti alla battaglia.
Aveva guardato il comandante con alria fiera e sicura, qualcosa in quell'elfo procurava a Kainertes una grande sicurezza e sincerità, qualcosa che solo gli elfi potevano avere.
Fèloriand aveva una luce negli occhi in cui brillava sincerità, giustizia e coraggio; doti necessarie per un comandante.
Kainertes continuò a camminare mentre guardava le truppe prepararsi, pensando concentrato a cio chè gli aspettava.
Quando oramai i quaranta elfi erano radunati nel campo, Fèloriand fece il suo ingresso. Gli elfi si disposero in due squadre da venti elementi ciascuna, in ordinate file da cinque, nel completo silenzio, e il comandante le osservò attentamente.
Diede ordine che alcuni elfi si posizionassero in altre file, quindi, quando tutti furono al posto giusto per poter attaccare l'orda, il comandante diede l'ordine di avviarsi.
Nel completo silenzio, le truppe si mossero veloci, abbandonando Elriliwen, la città degli elfi, ed incamminandosi lungo sentieri non tracciati all'interno del bosco. Camminarono per tutta la mattina sotto la leggera pioggia, fino a raggiungere nel primo pomeriggio il limitare ovest. Qui incontrarono alcuni elfi appostati, che riferirono le ultime novità riguardo gli spostamenti degli orchi. A quanto pareva, non sembravano minimamente preoccupati di una sortita da parte degli elfi, poiché avevano rallentato la marcia e prima di sera non sarebbero giunti in quel punto.
Fèloriand diede quindi ordine alle truppe di accamparsi sul limitare, ben nascoste comunque dai primi alberi, in attesa dell'arrivo degli orchi.
Kainertes seguì ciò che il capo aveva ordinato e si mise al calore del fuco vicino ad altri tre elfi che parlavano di armi e stili dicombattimento.
KAinertes, forse perchè non li conosceva o forse per la concentrazione alla battaglia, non si intromise nel discorso ma si limtò a guardare il fuoco scoppiettare pensando al domani.
Sentiva però qualcosa di strano e ripensava al suo maestro...
Forse il fuoco, la pioggia o la foresta gli ricordavano chi fino a pochi giorni fa gli stava insegnando il duro lavoro di ranger.
Il fuoco scaldava le truppe accampate e la notte stava pian piano per calare....
Un'ora prima dell'arrivo delle truppe orchesche, Fèloriand raccolse i suoi uomini e spiegò la strategia che avrebbero adottato.
Il campo di battaglia era formato dalla zona in cui si erano accampati, boscosa e in cui gli elfi si sarebbero potuti agevolmente nascondere, e la seconda, dove gli orchi sarebbero passati, un largo sentiero in terra che verso sud, nella direzione in cui gli orchi erano diretti, era nascosto in parte da una bassa collinetta.
«Verremo divisi come segue» proseguì il comandante, mentre l'intera truppa, nel silenzio della sera, ora non più rischiarato dai fuochi per non destare sospetti, ascoltava.
«Dei venti arcieri, quindici saranno posti nella foresta. Sarà loro il compito iniziare l'offensiva, decimando quanti più orchi riusciranno. Una volta che le truppe orchesche si saranno rese conto dell'attacco, non ci penseranno due volte a lanciarsi nella foresta. A quel punto, entreranno in azione i trenta elfi appostati in prima linea, fra gli arcieri e gli orchi. Sarà loro compito spezzare le linee, dando tempo agli arcieri di armarsi e di raggiungerli. I restanti cinque arcieri e dieci guerrieri, saranno appostati da principio dietro la collina, in modo da non essere visti. Entreranno in combattimento nel momento in cui gli orchi si saranno già lanciati nella foresta. In questo modo, riusciremo a stringerli su entrambi i lati.»
Fèloriand rimase in silenzio, osservando uno ad uno i trenta elfi sotto il suo comando. Quindi annuì.
«Amaoliendel. Prendi con te altri nove guerrieri e cinque arcieri e appostatevi dietro la collina. Avrai il comando del plotone. I restanti saranno sotto il mio comando.» concluse Fèloriand, iniziando già a disporre le sue truppe.
Amaoliendel annuì e indicò ai nove guerrieri, compreso Kainertes, di seguirlo dietro la collina. Superarono dunque la strada, e iniziarono a disporsi oltre la collina.
«Sei pronto?» proferì verso il principe di Lipsianan, mentre assieme si sistemavono lungo la linea di guerrieri.
Era il momento.
Kainertes guardò Amaoliendel e annuì solamente.
C'era cosi tanta tensione nell''aria che kainertes non riusci emmetere verso.
Ma era sicuro...sicuro nei suoi compagni d'arme, sicuro di Amaoliendel, sicuro di Fèloriand, sicuro sulla forza degli elfi.
Ora era in cammino verso la collina; sapeva che era giunto il momento di mostrare il suo coraggio, la sua forza.
Sentiva vibrare in se la forza dei suoi avi, del suo maestro, la forza della freccia...quell'oggeto csì importante e misterioso.
Il buio copriva così fittamente alberi e elfi, inanimandoli mentre camminavano silenziosi verso il loro punto di appostamento.
Nessuno emmetteva verso, nemmeno il più piccolo e soffocato rumore veniva proferito dalla camminata dei qundici elfi.
Ora tutto era pronto e ciò che aspettava Kainertes si sarebbe consumato tra pochi istanti.
L'attesa divenne sempre più lenta: i quindici elfi, dalla loro posizione, riuscivano a vedere solo in parte la foresta.
Poi, dapprima solo uno, poi tutto il resto del gruppo, iniziò a sentire il rumore della marcia. Gli orchi stavano arrivando.
Amaoliendel si sporse dalla sua posizione, e la sentinella sull'altro lato del bosco gli fece segno affermativo. L'elfo quindi si ritrasse e lanciò un'occhiata silenziosa alla sua truppa.
«Quando farò segno, ci lanceremo contro il nemico» proferì verso di loro, poi tutto fu nuovamente immerso nel silenzio e nel rumore della truppa degli orchi.
Lentamente il gruppo si avvicinava, e da dietro la collina Kainertes e gli altri elfi non potevano fare altro che ascoltarli e non vederli. Poi, quando il rumore sembrava tanto vicino, si sentirono le prima urla. Gli arcieri dovevano avere iniziato a tirare sugli orchi.
In breve i comandi degli orchi furono lanciati, le spade e le grosse asce sguainate. Anche gli elfi nascosti nella vegetazione uscirono fuori, pronti a combattere. Senza attendere un attimo, gli orchi si lanciarono contro di loro, disorganizzati ma forti di un'offensiva che non temeva rivali.
Dalla loro posizione, i quindici elfi della collina sentirono le prima urla, mentre Amaoliendel rimaneva ancora fermo e silenzioso.
Infine, con un cenno impercettibile, ordinò alle sue truppe di attaccare. Urlando e tenendo sollevata la spada, l'elfo si lanciò alle spalle degli ultimi orchi sul sentiero, seguito dagli altri nove guerrieri. Intanto, dalla sommità della collina, i cinque arcieri iniziarono a scagliare le loro frecce.
Ora Kainertes correva ditero al suo comandandte e ai suoi compagni contro gli orchi che laggiu avevano già sguainato le spade.
Era il momento per dimostrare cio che aveva imparato e ciò che il padre chiamava il coraggio nel cuore di un elfo.
Si, era il momento.
Correndo nella mente vuota e lucida vide solo il punto fermo della zona di combattimento fino a che ad un certo punto....flash.
vide per pochi secondi la freccia;quella freccia spezzata che teneva sempre con se.
un immagine nitida ma veloce, impercettibile.
poi ad un tratto si stampo davabti ai suoi occhi la scena reale e vera
la spada di Amaoliendel entrare nella spessa corazza di uno degli orchi.
La battaglia era iniziata.
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