Inviato: Gio 18 Ott, 2007 15:28 Oggetto: Capitolo Sesto - Di ritorno
Poiché non vi era cucina, Corey dovette trovare all'esterno della bettola una locanda in cui mangiare qualcosa. Dopo una misera colazione - per non sprecare più soldi del necessario - il ragazzo si trovò nuovamente per le strade di Villeblue. Non aveva idea di dove ritrovare Eymerich, e non sapeva neppure se il mercante sarebbe tornato indietro quel giorno stesso, quindi non pensava di riuscire a trovare nuovamente un passaggio in cambio del suo lavoro. A piedi sarebbe significato un viaggio di almeno tre giorni, a meno di non cercare qualcuno che gli desse un passaggio.
Raggiunte le porte della cittadina, non trovò però nessuno di partenza, se non un paio di uomini a cavallo che però gli risposero negativamente. A quel punto, l'unica era mettersi in marcia e sperare di trovare qualcuno lungo la strada.
Spoiler (Mostra)
Punti Esperienza Totali Capitolo precedente: 150
Iniziamo l'ultimo capitolo, anche se sarà piuttosto breve.
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"Uff, non ho scelta. Partirò da solo, ma chissà che durante la strada non incontri qualche viandante che si sta dirigendo nella mia stessa direzione... meglio non sperarci troppo."pensò tra sè il giovane mettendosi in marcia.
Mentre camminava lungo la strada che lo avrebbe portato a Kedich, gli venne in mente qualcosa a cui non aveva decisamente pensato prima.
"Ma ora che ci penso, per tre giorni cosa mangerò? Non ho portato provviste con me e questa mattina ho mangiato poco, però di tornare indietro non ho proprio voglia.
Oh bhè, per tre giorni di digiuno non è mai morto nessuno... o almeno spero."pensò tra sè Corey continuando per la sua strada senza voltarsi indietro e cercando di velocizzare il più possibile il passo.
Verso metà giornata, quando la fame aveva iniziato a farsi sentire nel corpo del giovane poco abituato a digiunare, raggiunse una fattoria. La costruzione era posta poco distante dalla strada principale e, circondata da un basso steccato, era formata da una casa di due piani e una grande stalla. Il resto era coltivato a vigneti e alberi da frutto, che si stendevano per metri e metri dalla strada. E fu sugli alberi che lo sguardo del ragazzo, attirato da una serie di succose mele, si fermò. Sembrava non esserci alcuno nei paraggi, e per una mela, forse, non avrebbe avuto problemi con gli eventuali proprietari.
Il ragazzo si guardò a destra e a sinistra, per poi avvicinarsi furtivamente all'albero. Quando fu però ad un passo dal raccogliere il frutto, la voce della sua coscienza si fece sentire.
"Mmm, quelle mele hanno decisamente un bell'aspetto, però prenderne una equivarrebbe a rubare, ed io non sono stato educato a prendere ciò che non mi appartiene. Mettici anche che come minimo, con la mia fortuna, presa la mela da qualche parte spunterà il proprietario della fattoria... però se vado a chiedere se posso prenderne una per qualche moneta, non penso che me la negheranno."e pensando così, Corey corse verso la stalla, in cerca dell'agricoltore.
Mentre si avvicinava alla stalla, le urla disperate di una donna attirarono l'attenzione di Corey. Proveniva dalla casa, molto probabilmente dal piano inferiore.
Avvicinandosi, il ragazzo non poté scorgere nulla dalle finestre, se non che la modesta casa, arredata con pochi mobili, era in perfette condizioni. Raggiunto l'ingresso, sul lato opposto, notò quindi un cavallo sellato lasciato libero, segno che qualcuno doveva essere arrivato da poco e non aveva perso tempo a legarlo.
Nel frattempo le urla si stavano facendo ancora più alte.
"Non c'è un secondo da perdere" si disse il giovane, e, avvicinandosi alla porta posteriore della casa, vi si scaraventò con la spalla con tutte le proprie forze, intenzionato a sfondarla e a soccorrere la donna in pericolo.
"Perchè mi trovo sempre in queste situazioni senza senso... ma soprattutto, cosa sto facendo? perchè voglio soccorrere una sconosciuta senza sapere neanche da chi o cosa è attaccata?
Forse è solo che sono troppo avventato e rifletto troppo poco prima di agire. Ho deciso, dalla prossima volta prima di agire conterò fino a dieci." e pensando così la sua spalla si schiantò contro la porta.
La porta cedette subito alla spallata del giovane, e in breve Corey fu all'interno della sala principale. La casa, costruita su due piani, presentava una larga cucina con un camino lungo la parete opposta, un tavolo centrale con sei sedie attorno e una serie di mobili sui restanti lati. Sulla destra una serie di scale portavano al livello superiore, lo stesso da cui giungevano le urla.
Il ragazzo non fece in tempo a decidere cosa fare, che dalle scale scese una giovane donna. Vedendo Corey nei pressi della porta, per un attimo si fermò. Pareva quasi stravolta e molto affaticata.
«Siete voi l'aiutante del medico?» chiese verso Corey, poi vide la spada al suo fianco, e capì che non poteva essere lui.
Ferma sulle scale, rimase ancora per un attimo ad osservarlo, attendendo spiegazioni. Nel frattempo, dal piano superiore, le urla si stavano facendo ancora più alte.
«Ehm, in verità sono solo un viaggiatore. Mi ero avvicinato alla stalla per cercare qualcuno a cui chiedere se potevo prendere una mela dall'albero vicino al sentiero, data la gran fame che mi stava dilaniando lo stomaco, quando improvvisamente ho sentito delle urla provenienti dalla casa e sono corso qui pensando che ci fosse qualcuno in pericolo, magari assalito da qualche brigante o ladro. Se comunque posso essere di aiuto, chieda pure, farò del mio meglio.» disse Corey riponendo la spada nel fodero.
"Ecco che per l'ennesima volta faccio la figura dell'idiota, l'avrò spaventata a morte, e per di più le ho anche sfondato la porta... speriamo non mi chieda un risarcimento." pensò il ragazzo facendosi rosso in volto.
«Si, potete fare molto. La mia signora sta partorendo, e serve qualcuno che porti dell'acqua fresca per lavare il neonato. Venite.»
La nutrice in fretta scese gli ultimi scalini e, preso per il braccio Corey, lo trascinò con sé. Uscirono all'aperto, superando la porta abbattuta, e gli indicò il pozzo poco distante.
«Tirate su il secchio. Vi porterò una bacinella da riempire. Fate in fretta!» concluse per poi tornare dentro la casa, pronta a cercare qualcosa che facesse al suo scopo.
Corey rimase talmente sbigottito dalla prontezza della donna, che rimase qualche secondo davanti al pozzo a fissarla mentre rientrava in casa.
"Caspita, che temperamento... ma forse è solo un pò agitata per la sua signora che sta per partorire."pensò tra sè il giovane prendendo il secchio e calandolo all'interno del pozzo. Quando sentì il rumore dell'acqua che veniva a contatto con il legno del contenitore, prese fiato e tirò su la carriola.
"Uff, che fatica. Devo averlo riempito per benino per averlo reso tanto pesante. Ora che ci penso, alla mia vecchia casa non avevamo un pozzo, così dovevamo andare a prendere l'acqua giù in città. Vale a dire che 'io' dovevo andare a prendere l'acqua, dato che papà aveva problemi con la schiena e Lilith non aveva la forza necessaria per portare un simile peso da Mar-Dominat a casa.
Chissà perchè mi torna in mente solo ora tutto ciò... mi manca quella vita" e mentre pensava così il secchio era ormai arrivato fino a su, così Corey lo staccò dalla corda e lo poggiò per terra, guardando intanto se la donna di prima stesse tornando.
Proprio in quell'attimo la nutrice uscì in tutta fretta dalla casa, in mano una grossa bacinella. Con l'aiuto di Corey, la riempì d'acqua, quindi si rivolse nuovamente verso la casa.
«Venite. Abbiamo bisogno di aiuto. Il medico non è ancora arrivato, e la mia signora sta perdendo molto sangue. Ho paura che il bambino nascerà prima del tempo.»
Così dicendo, la nutrice si avviò verso la casa, la bacinella colma d'acqua ancora in mano, senza prestare attenzione se il ragazzo la stesse o meno seguendo.
Il ragazzo seguì subito la nutrice, voglioso di dare una mano, tuttavia all'improvviso si rese conto di ciò che ella gli aveva detto.
"Il medico non è ancora arrivato. Il bambino nascerà prima del tempo... un momento, ma questo significa che... dovrò far nascere io il bambino!!!!! Oh no. Io non so come si fa, e per di più mio padre non mi ha mai detto cosa bisogna fare in questi casi.
Ho un gran brutto presentimento, spero di non combinare qualche guaio e che questa donna sappia cosa bisogna fare."e mentre questi pensieri si affollavano nella stanca testa di Corey, questi cominciò a sudare freddo, timoroso di commettere qualche errore durante il parto che potesse costare la vita alla signora o al bambino, o anche ad entrambi.
«Senta signora, ma lei sa cosa bisogna fare in questo caso? Non per niente, ma perchè io non sò praticamente nulla di come far nascere un bambino.» disse il giovane mentre seguiva la nutrice.
«Non preoccupatevi, dovrete seguire solamente ciò che vi dico. Ho esperienza in queste cose, nonostante la mia giovane età» proferì la nutrice mentre, seguita appresso da Corey, prese la ripida scala per raggiungere il piano superiore.
Giunti al secondo piano, le urla della donna si fecero ancora più alte. Con passo veloce, ma stando attenta a non far cadere l'acqua dalla bacinella, la nutrice raggiunse la prima stanza sulla sinistra. Quando anche Corey vi entrò, si trovò di fronte a un letto su cui stesa si trovava la donna prossima a partorire. Le lenzuola erano macchiate in gran parte di sangue, e ai lati del letto un uomo sulla quarantina, molto probabilmente il marito, era impegnato a stringerle la mano e a tenerla ferma.
«Fate presto... Il bambino sta uscendo!» esclamò l'uomo.
La nutrice passò in tutta fretta la bacinella a Corey, quindi si sistemò ai piedi del letto, pronta a mettere in pratica gli insegnamenti ricevuti da sua madre.
Corey afferrò la bacinella, sentendo la sua quasi totale inutilità in quell'occasione.
"Tutto ciò che posso fare è, dunque, passarle gli oggetti che le servono e tentare di seguire alla lettera i suoi ordini... solo ora mi rendo conto di quanto poco mio padre mi abbia insegnato. Mi ha fatto apprendere tutti i segreti nell'utilizzo della katana, ma non mi ha svelato molto altro oltre a ciò. Penso che però questo sia dovuto al fatto che anche suo padre fece lo stesso con lui." pensò il giovane.
"No, devo stare pronto, in caso le servisse un aiuto qualunque. Non posso permettermi di pensare ad altro, ne và della vita del bambino e della madre" e pensando così si avvicinò alla giovane nutrice, pronto per qualsiasi evenienza a darle aiuto.
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