Dolore? Disperazione? Odio? o Rabbia?
O forse semplicemente l'insieme di tutte queste emozioni. Alaric si sentiva tremare fin sulla punta dei lunghi capelli scarmigliati.
Disgusto? Si, quel massacro lo disgustava nel più profondo dell'animo, lo tormentava, lo attirava a sè come le falene vengono ammaliate dalla luce. Solo che ben poco di luminoso era presente in quella stanza. Solo un freddo ed insensato sterminio.
Le gambe erano indolenzite, così anche il respiro, senza fiato, non si teneva quasi più in piedi ma non gli importava! Lo sguardo era fisso, quasi folle e rivolto a quella straziante scena. Nemmeno si accorse che il bardo stava tentando di sorreggerlo quanto l'unica cosa che veramente richiamava a gran voce la sua attenzione era lì, disteso sul pavimento, allagandolo del rosso colore della morte e della vita.
Confuso, infastidito, quel nettare l'avrebbe tranquillizzato da tutto quel male, l'avrebbe cullato quanto una madre con in seno il pargoletto, voleva toccarlo, doveva, voleva vedere quel rosso scivolare sotto le sue dita come vellutato tessuto, lo esigeva e questo lo terrorrizzava ma, quell'intenso profumo che gli dava la sensazione del corpo di un'avvenente donna: seducente, ammaliante, maliziosa. La voleva per sè, per goderne del sollievo che avrebbe potuto offrirle, la desiderava.
No, non poteva! Era sangue! Sangue e cadaveri! era disgustoso! "Adumar, salvami da questa tentazione!" pensò il nobile senza troppa convinzione.
Solo allora si accorse della presenza costante del bardo, così vivo, lucido ed in piena salute. «Vai... vai a ve-dere... se... se stanno arri-vando... gu..ardie...» ordinò con voce roca, esausto. Gli occhi fissi ancora sulla carneficina, la spada abbandonata sul fianco, rovinò in terra in un clangore metallico.
Era un ordine senza senso, qualcosa detto così giusto per parlare. Quando le guardie fossero arrivate si sarebbero sicuramente sentite e l'ultima cosa che avrebbe fatto sarebbe stato lasciarlo solo in quelle condizioni, se anche solo uno deegli assassini fosse rimasto nella casa non avrebbe avuto la minima possibilità di affrontarlo, almeno dovevano rimanere uniti.
Il bardo pensò anche che lui in fondo non era uno dei suoi servi e non doveva ricevere ordini, sempre che quel rantolo lo fosse, ma scacciò con forza quel pensiero idiota dalla testa, non era proprio il caso di sottilizare su certe cose in una situazione tragica come quella.
Ovviamente faceva tutto per non lascairlo solo... ovviamente... non stava pensando neanche per un momento di aver paura, ne tantomeno ripensava a quello strano lampo che aveva visto negli occhi di Alaric.
Il suo istinto gli diceva che qualcosa non andava, il comportamento di quel ragazzo non era normale, quel qualcosa che aveva visto per solo un istante lo preoccupava.
Come se una luce ferina fosse passata sul fondo degil occhi del nobile, ma in fondo era solo una sua sensazione.
Non poteva ascoltare l'istinto, non in quel caso, troppe volte nella vita si era fatto trasportare dalle strane sensazioni che il suo animo eternamente confuso gli suggeriva e troppe volte aveva fatto la mossa sbagliata.
No, quel ragazzo era sconvolto e non si può giudicare il comportamento di una persona in quello stato d'animo, per cui avrebbe fatto quello che gli suggeriva il buon senso, la mossa giusta.
Purtroppo in quel momento il buon senso era un attimo all'osteria all'angolo a bersi un bicchierino e non poteva dire la sua per cui quello che il bardo farfugliò fu qualcosa del tipo: "Guardie... no... le sentiremmo arrivare...voi state qui...vado oltre... ma rimaniamo in contatto visivo...farò solo pochi passi... non vi lascio solo..."
Si voltò verso il corridoio ed ebbe la sensazione che quei pochi passi sarebbero stati come quelli di un anima condannata all'inferno che doveva essere portata alla propria pena.
La morte lo stava aspettando e lo osservava con i suoi occhi malvagi, la sentiva tutto intorno a lui, gli permeava le membra con il suo sapore di sangue e marciume e come sempre aspettava pazientemente, aspettava la mossa sbagliata...
Prese un resipiro e, dopo aver fatto rialzare lentamente l'altro per metterlo seduto assicurandosi che fosse ancora presente, fece quelche passo nel massacro.
Non ne poteva più, non riusciva più a resistere a quella maledizione, a quella dannata tentazione. Quel profumo gli stava inebriando l'animo come una potente droga. Doveva raggiungerlo, sapeva bene che avrebbe fatto qualunque cosa per perseguire il suo obbiettivo.
Si risollevò aiutandosi col muro e, grazie solo a quell'unica volontà che lo costringeva a muovere le gambe, riusci a fare un primo, tremante e storto passo.
Pochi metri lo separavano dal corpo più vicino e traballando storto un passo dopo l'altro - passo? stava camminando? gattonava? strisciava? oramai non lo sapeva nemmeno lui - la sua concentrazione attrata tutta nella sua meta. Si, era vicino a terra, sentiva la mano sfiorare il freddo pavimento, gli intarsi tra una mattonella e l'altra ove s'era incanalato il sangue. Alaric fece scorrere l'indice lungo le scanalature lasciando che la mano si stendesse fino ad immergersi nella pozza di sangue. Gli occhi azzurri, vitrei dal terrore, dall'angoscia, e da quant'altro a cui in quel momento la sua mente confusa non riusciva ad assegnare un nome, si posarono sul cadavere padre di quell'ambrosia. Riverso a terra, a pancia in giù, nella semioscurità della stanza.
In un moto lento e tremante di paura, il nobile alzò la mano grondante sangue e vi si smarrì pochi istanti in uno sguardo sinceramente scosso per poi osservare la schiena del proprietario. Di chi era? Alaric pregò silenziosamente Adumar perchè non fosse il suo padrino, allungò le mani portandole alle spalle del cadavere e tirando con la poca forza che gli rimaneva in corpo, cercò di voltarlo verso di sè.
Spoiler (Mostra)
ci sono fonti di luce nella stanza o siamo al più completo buio?Visto che da qualche parte descrivevi la casa che vista dall'esterno era completamente avvolta nell'oscurità
Le ricche vesti avrebbero già dovuto farglielo capire, ma i sensi del vampiro sembravano essere ancora perduti. Quando il corpo infine si voltò, mostrandogli un volto bianco quanto la cera e due occhi persi nella contemplazione di un arazzo appeso alle spalle di Alaric, il vampiro infatti si sentì nuovamente mancare.
Nel chiarore proveniente dalle finestre ai lati del corridoio, e da una lontana torcia abbandonata sopra il pavimento, Alaric vide le forme ancora giovani di quella che un tempo era stata sua madre. Ora giaceva, immersa nel suo stesso sangue, senza più un alti di vita. Ma il vampiro poteva sentire ancora dentro di quel corpo il sangue che lo aveva mantenuto in vita...
Spoiler (Mostra)
Punti Esperienza Morken: 5
Punti Esperienza Alaric: 5
Morken stava avanzando lentamente quando sentì l'altro muoversi dietro di lui, si voltò temendo che stesse male ed in effetti capì che non doveva stare proprio benissimo quel ragazzo. Rantolava verso un cadavere in un modo strano, gli si avvicinava non schifato dall'odore di morte, ma voglioso di qualcosa... qualcosa che il bardo non sapeva ben definire.
Una voce dal fondo della sua mente parlava a Morken di cose terribili, gridava forte delle minacce che il terrore del momento e il timore per Alaric gli fecero ignorare.
Sgranò gli occhi osservando quello che accadeva e, senza che la mente avesse dato qualche preciso comando, il braccio che teneva la spada si mosse e la lama fu puntata verso il nobile.
Pronunciò delle parole quasi senza rendersene conto perché ben altre voci c'erano nella sua testa, lettere nere che formavano delle brutte frasi che parlavano di maledizione morte, dentro di sé Morken non voleva rendersi conto cosa stava vedendo.
"Che stai facendo?"
«Madre...»
Il giovane si portò le mani alla bocca come a trattenere quel profondo grido di dolore che si dibatteva strenuamente per poter fuggire dalla sua gola, fregandosene del fatto che si sarebbe sporcato il volto del sangue poco prima calpestato - cosa che una volta avrebbe accuratamente evitato di fare - fregandosene di aver una spada puntata contro e di quelle cose senza senso che andava blaterando il giovane bardo. Non si prese la briga di rispondergli, lì stesa in terra in una pozza di sangue non c'era null'altri che sua madre.
Non l'aveva mai amata veramente come una madre ma in fondo era sempre stata lei a dargli vita, a farlo nascere, a dargli un'istruzione, una casa, una famiglia - per quanto poco presente fossero i suoi genitori, ma dopotutto anche il suo mentore era uno di famiglia per lui - ed ora era lì riversa, cadaverica in volto, gli occhi aperti che urlavano la sua stessa disperazione.
Tremando, Alaric, portò la mano verso il pallido volto della donna, chiudendole dolcemente gli occhi mentre un paio di lacrime gli rigavano le guance sporche. Non avrebbe mai pensato di aver potuto piangere la sua morte ma forse era dovuto alla situazione in cui si trovava, la nostalgia di tutto ciò che solo il giorno prima apparteneva ad un mondo differente, caldo, allegro, luminoso.
Con tremante delicatezza, egli portò una mano sotto il capo della donna portandoselo alla spalla e portandola stretta a sè con l'altra. Alaric posò la fronte sul capo della madre, cosparso di castani capelli ora in parte imbrattati di sangue e lì la baciò prima di tornare a stringerla a sè, il capo chino e chiuso, le spalle singhiozzanti mentre sulle labbra poteva sentire un dolce sapore.
Morken rimase interdetto, osservò la scena diviso fra la necessità di andare avanti nel corridoio per scoprire se c'erano altri pericoli e la pietà per quel ragazzo. Sospettava che il cadavere al quale si stava aggrappando con tanta passione fosse quello di una persona cara. Quella strana vocina malefica tornò a sussurrargli atroci sospetti, ma il bardo li scacciò prepotentemente, non poteva mettersi a pensare certe oscenità quando c'era una persone disperata!
Rimase qualche secondo interdetto sul da farsi, poi prese una decisione. Sapeva che il ragazzo avrebbe protestato, ma lo avrebbe portato via di lì, la mente di Alaric aveva già subito abbastanza colpi, non poteva permettersi che cedesse del tutto, la sua àncora di salvezza per la normalità era lui, semmai si potesse parlare si normalità dopo ciò che era accaduto.
Con fatica tornò sui suoi passi, passi che erano terribilmente pesanti in mezzo a quella carneficina, e cercò quasi di cogliere l'altro di sorpresa prendendolo per le spalle.
Non voleva essere brusco ne rude, capiva pienamente il dolore di quel momento, ma erano ancora in pericolo, purtropop il tempo per piangere sarebbe giunto successivamente, anche se già dai suoi occhi una lacrima si affacciava su quello spettacolo raccapricciante.
"Avanti messere, andiamo, purtroppo non possiamo rimanere qui..."
Detto questo cercò di sollevare il nobile preparandosi alla sua reazione.
Quel buon profumo, e quel piccolo moscerino che lo disturbava, che gli impediva di lasciarsi abbandonare all'istinto come una piccola e lontana coscenza di Adumar. Il nobile scansò indignato la spalla, rimanendo sempre fermo in quel gelido abbraccio: non voleva andarsene.
«forse...tu non puoi...» proferì in un gelido sussurrò Alaric.
La mano che reggeva la schiena della madre, lentamente scivolò lungo le scapole fino a reggerle il freddo capo attorno al petto . Piano poi fu la volta di scostare l'altra mano che fece percorso inverso della prima, portandosi a reggere nuovamente la schiena della defunta.
Il giovane nobile strinse ancora più il volto della madre al petto, tornando ad affondare il volto tra i suoi capelli ed infine nascondendolo tra la spalla a lui vicina ed il volto: nessuno doveva vedere quel momento di intimo dolore, nessuno.
«Lasciami solo con lei... pochi minuti...» ansimò l'uomo con la voce rotta dal dolore. «Dopo... dopo ti raggiungerò... oltre la porta... lasciami ... quest'ultimo momento d'intimo dolore... te ne prego...» sospirò Alaric alzando appena il capo per poi tornare a stringere a sè la madre «oramai sono... siamo rimasti soli qui dentro...» concluse il giovane percependo che probabilmente il disagio del bardo era dovuto alla credenza che gli assassini fossero ancora presenti all'interno del maniero.
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