l'esperienza di poco fa bastò a far perdere al drow il desiderio di porre domande su quelle strane figure. Era un po' combattuto, da un parte l'innata curiosità elfica che nemmeno secoli di isolamento erano riusciti a cancellare, dall'altra un sano e tranquillo riposo, almeno finche avrebbe potuto. La curiosità prevalse e cercò quindi di mettere le figure più a fuoco possibile. Il sole però era forte e sentiva gli occhi frizzare eccessivamente, inoltre il sudore che gli stava lentamente attaccando la pelle ai vestiti gli dava un sensazione sgradevole di scomodità e prurito.
Dopo poco tempo, le due figure smisero di parlare, e quella più grande afferrò quello che dalla sagoma a Khamal sembrò un tamburo, prendendo poi posto a sedere a terra col tamburo e la mazza tra le mani.
Il drow comprese che la nave stava per salpare, e che di lì a poco avrebbe dovuto remare forzatamente per contribuire a farle prendere il largo e viaggiare in mare aperto.
La seconda figura si avvicinò di più, passando lentamente al centro tra le due file di rematori, che cominciò a scrutare con attenzione, mentre la frusta tenuta nella mano destra toccava il suolo l'estremità usata per colpire.
Khamal preoccupato non potè evitare di guardarlo, così come gli altri schiavi che, spaventati, sembravano volersi ritrarre il più possibile lontano da quella creatura.
Quando fu abbastanza vicino a lui, Khamal riuscì, nonostante gli occhi gli bruciassero e lacrimassero, a scorgere meglio il viso di quella creatura, riconoscendo un umano adulto con una orrenda cicatrice sulla guancia sinistra, che sporgeva dall'elmo aperto arrivando fin sotto il mento.
L'unico prigioniero che non fissava l'uomo con la frusta era quello al fianco del drow, e l'uomo, notandolo, si fermò davanti a lui e agitò la frusta mostrando sul viso una espressione infuriata.
Khamal sentì la frusta vibrare in aria, e poi lo schiocco col quale andò a colpire la nuda schiena del prigioniero di colore, ferendo la schiena e facendola sanguinare.
L'uomo ciononostante, e con immenso stupore da parte di khamal, non emise alcun grido di dolore, e continuò ad ignorare chiunque intorno a sè.
Il suo aguzzino, ancora più infuriato, stava per sollevare e far scoccare di nuovo la frusta quando una voce improvvisa lo fermò:"Basta così! Dobbiamo salpare, non farmi innervosire perdendo tempo coi prigionieri, Ferz!"
Khamal volse lo sguardo nella direzione da cui la voce era giunta, scorgendo sul piccolo palco davanti ai rematori due nuove figure, sopraggiunte nel frattempo.
Sforzandosi di sopportare di più la forte luce solare, riuscì ad individuare in una delle due la sagoma familiare di Ludefer, che era più indietro, mentre poco davanti vi era un altro individuo - di sicuro colui che aveva parlato - con le braccia serrate ed completamente vestito di nero, imponente nella stazza e fermo nella sua posizione in piedi.
"Capitano....agli ordini!" esclamò l'uomo con la frusta in tono imbarazzato, prima di affrettarsi a riavvolgere la sua arma e mettersi in piedi davanti ai rematori, rivolto verso l'uomo che gli aveva parlato con autorità.
Il fresco vento della costa era una benedizione per l'elfo oscuro, esposto al sole in quella maniera. La sua vista andava e veniva: a volte vedeva quasi bene, poi i colori sfumavano tra loro, oppure non scorgeva che ombre indistinte intorno a lui, era frustrante. Si sentiva vulnerabile. Si voltò ad osservare la figura seduta accanto a lui. Quell'uomo incuteva rispetto, c'era una luce vaga nei suoi occhi che non poteva essere dedotta cosi su due piedi. Khamal avrebbe voluto parlargli ma non voleva altri guai, la traversata forse sarebbe durata giorni, non poteva permettersi di arrivare nell'arena più morto che vivo a causa dei maltrattamenti del viaggio. Riportò quindi la sua attenzione a Ludefer e ai due uomini in sua compagnia.
L'uomo col tamburo cominciò a vibrare dei colpi, scandendo un ritmo inizialmente blando che significava la partenza, e al quale tutti i rematori risposero afferrando i remi davanti a loro e cominciando a remare.
Solo Khamal e l'uomo al suo fianco, che aveva le braccia conserte e lo sguardo rivolto altrove, non tenevano il remo e non seguivano il tamburo.
"Allora vuole proprio morire" sibilò tra i denti l'uomo con la cicatrice che teneva la frusta, osservando con un ghigno malevolo lo schiavo di colore, poi portò lo sguardo su Khamal e mosse verso di lui liberando di nuovo la frusta e urlandogli:"Tu! Vuoi assaggiarla anche tu, creatura immonda? Afferra quel remo, o te ne farò pentire amaramente, giuro!"
Il drow osservò l'uomo con uno sguardo indifferente. Prese in mano il legno davanti a lui, ma non iniziò a remare. L'adrenalina nel suo corpo lo faceva leggermente tremare, ci volle un grande sforzo per tenere saldi i nervi. Sentiva gli occhi dell'uomo su di lui. Stava perdendo tempo, e stava facendo perdere tempo anche all'aguzzino, cosi si sarebbe messo nei guai o nel migliore dei casi avrebbe potuto vantare l'ennesimo livido. Per placare rabbia e disprezzo sputò con decisione per terra. Iniziò a scandire le remate a tempo di tamburo, ma il remo era grande e pesante e il suo compagno non muoveva un dito. Cominciò piano piano a rallentare il ritmo, a tratti lo riaumentava, ma la stanchezza gli impediva di mantenerlo alla giusta velocità.
L'uomo con la frusta sghignazzò soddisfatto, abbassando la sua arma che per il momento non intendeva più usare contro Khamal, poi vi voltò nuovamente verso il suo capitano eclamando:"Capitano Munèr, il "Muto" si rifiuta ancora di remare. è ora di punirlo!"
L'odio insito in queste parole era evidente anche dalla foga con cui venivano pronunciate, mentre lo schiavo al fianco di Khamal rimaneva perfettamente imobile ed indifferente, non curante di quanto accadeva intorno a lui.
Khamal non capiva bene cosa sarebbe potuto accadere, ma faceva una fatica infernale a cercare di muovere da solo il suo remo, per cui fu tentato dopo poco di desistere.
Scorse però in quel momento Ludefer che si avvicinava al capitano della nave, e gli diceva qualcosa mentre guardava il drow e lo schiavo di colore, dipingendosi poi in volto un sorriso tutt'altro che rassicurante, e che Khamal aveva già visto in precedenza.
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