La sala del Palazzo dei Druidi era stipata all'inverosimile. Sopra le panche, che circondavano ora non in una sola cerchia ma in quattro la sala principale, erano seduti almeno duecento druidi di tutte le razze e i tipi. A spezzare le file delle panche era stato posto, diretto verso di esse, il trono che avrebbe accolto il Re degli Elfi. Quanto a lui, non era ancora arrivato, ma già due guardie elfiche, le uniche ad avere il permesso di assistere al Concilio nonostante non fossero druidi, erano già ferme sui lati del trono. In silenzio, osservavano gli altri druidi parlottare e accogliere gli ultimi arrivati. Nelle ultime ore infatti molti erano finalmente giunti a Elriliwen, ma altrettanti ancora mancavano all'appello, e forse non sarebbero mai arrivati in tempo.
Alis'za nel frattempo si guardava attorno, cercando la sicurezza di Umlion, ma l'anziano druido non era ancora arrivato: gli aveva detto di non fare tardi al concilio, e la drow era arrivata anche in anticipo, riuscendo a trovare ancora molto posto. Ma lui, a quanto pareva, era ancora immerso nei suoi pensieri, sperduto chissà dove nella foresta alle spalle del Palazzo.
Ora la drow era comunque seduta su una delle panche della seconda fila, al suo fianco Esaladoesel, la mezzelfa di Kedich che Alis'za aveva conosciuto il giorno precedente, al suo arrivo a Elriliwen. Come poté notare, lei era l'unica drow presente, ma oramai si era abituata a ciò. Umlion gli aveva detto che forse ne sarebbe giunta un'altra, una certa Glaemon'Tuzla, druida delle lontane Steppe Interminabili, ma a quanto pareva anche lei doveva aver trovato difficoltà a raggiungere in tempo il Concilio.
Spoiler (Mostra)
Punti Esperienza Capitolo precedente: 105
Ultimo capitolo, folletto! Chiudiamo un anno dopo l'inizio *___*
Oramai la sera era giunta e la giovane drow, seduta al fianco della mezz'elfa, cominciava a sentirsi piuttosto nervosa ed in ansia per il concilio prossimo a venire ed ancora, nonostante il tempo passava e la sala cominciava a ghermirsi, l'anziano druido ancora non si degnava di farsi vedere e questo cominciava un pò a preoccuparla ma, dopotutto Umlion, per quanto fosse poco che lo conosceva, aveva già capito ch'era una persona fuori dagli schemi.
Alis'za aveva passato tutto il giorno a scoprire ed esplorare il palazzo druidico e il bosco nel breve circondario ed infine a prepararsi per la serata ed ora si ritrovava lì, in anticipo come le aveva cnsigliato il mentore, forse fin troppo in anticipo ma andava bene così.
Il re degli elfi sarebbe dovuto arrivare nel giro di poche decine di minuti a quanto la drow sapeva e forse, da quel che le aveva detto il Bisbetico, un'altra druida, una come lei, una drow, sarebbe giunta da parecchio lontano, più in là di quanto lei poteva immaginare.
E di che avrebbe parlato il re degli elfi e i druidi anziani oltre al problema già accennatole dal Maestro?
L'elfa osservava piuttosto spaesata tutti quei volti sconosciuti, lei non amava i luoghi chiusi e pieni di persone sconosciute e, anche se lì dentro sapeva di non essere in un'ambiente ostile, preferiva di gran lunga il cielo aperto o la sicurezza ed il conforto di una grotta come la Tana.
Poi l'attenzione della drow fu attratta dal movimento sull'ingresso del Palazzo. Qui diversi druidi si spostarono, lasciando passare un drappello di persone, e fra queste Alis'za poté notare il Re degli Elfi. Avvolto in una tunica verde edera e con sulle spalle un mantello di un rosso spento, l'elfo camminava spedito, discutendo a bassa voce con due druidi, uno alla sua destra, l'altro alla sua sinistra. Alis'za non li conosceva che di vista: si trattava di due fra i massimi del circolo, ma Umlion non glieli aveva presentati, un po' perché erano rimasti poco tempo assieme nel Palazzo, un po' perché il Bisbetico non sopportava quelle cariche 'che non era natura a dare, ma solamente l'uomo, nella sua immensa boriosità'.
Nel frattempo il Re raggiunse il trono, vi si sistemò davanti, rimanendo però in piedi, e osservando il resto dei druidi. Ora l'intero concilio aveva abbassato la voce ad un brusio appena percettibile, e tutti gli occhi erano diretti verso l'elfo appena giunto. I due druidi si sistemarono uno per ogni lato, e il primo, quello sulla destra si fece avanti.
Era un umano, vecchio almeno di sessanta primavere, e si reggeva con un bastone in legno. Non era alto, non raggiungeva il metro e settanta, e la pelle grinzosa era di un rosa pallido, quasi color latte. Sulla testa, una serie di piccoli ciuffi crescevano scomposti, lì dove diverso tempo prima doveva esserci una folta chioma bionda. Schiarendosi la voce per far tacere tutti i druidi, iniziò il suo discorso.
«Figli della natura. Siamo qui oggi per il nuovo concilio dei Druidi, a seguito del presentarsi di segni che non possono essere ignorati. Quest'oggi verrà deciso cosa sarà meglio fare, non per noi, ma per la natura e per tutto il Continente. Tutti avrete sentito quali sono i problemi che affliggono la nostra terra. Chiunque potrebbe sentirli, ascoltando anche solo il sussurrare del vento fra le chiome di questo Bosco. Ed oggi decideremo assieme come muoverci. Il qui presente Re degli Elfi Galorfil della Stirpe dei Galòr di Elriliwen ci racconterà ora di quanto è successo tre settimane fa, quando la nostra Dea l'ha incontrato, ed egli ha quindi deciso di convocare il Circolo dei Druidi.»
Il druido terminò di parlare, quindi fece alcuni passi indietro e si sedette sulla sua sedia. L'altro druido e il Re degli Elfi lo imitarono, sedendosi rispettivamente su una sedia e sul trono regale. Proprio in quel momento dalla porta della sala giunse Umlion. Borbottando fra sé e sé, entrò nel Palazzo e si sedette al primo posto libero, sotto gli sguardi leggermente accigliati dei druidi che lo avevano notato arrivare in ritardo.
Le iridi vermiglie dell'elfa avevano seguito attentamente l'ingresso del re degli elfi nella sala come un segugio avrebbe potuto fare con la sua preda. Non lo conosceva davvero anche se lo aveva visto e ci aveva parlato il giorno prima ma quel poco le era bastato per non apprezzarlo chiedendosi come potessero esser davvero parenti lui e Nalys, anche se dentro di lei, una piccola coscenza più saggia e meno impulsiva le consigliava che quell'elfo aveva molti doveri nei confronti del suo popolo e sicuramente tra questi v'era quello di proteggerlo.
Alis'za si mordicchiò il labbro inferiore rivolgendo l'attenzione all'anziano druido. Rabbrividì al pensiero di quello di cui parlava ripensando a tutte le parole dettele dal Bisbetico il giorno prima e con tristezza ricordando quel tonfo sordo della natura ch'ancora le fischiava nelle orecchie e quel faggio che stava pian piano morendo sotto il manto di strane ed insolite macchie spugnose e biancastre, funghi che avevano perso il loro equilibrio.
L'improvviso aprirsi della porta la distolse dai suoi pensieri e a quell'attenzione dovuta alla riunione, lasciando che si girasse di scatto verso quella direzione.
Umlion era giunto.
Per quanto la drow notò l'accigliamento di altri esponenti del circolo, lei non potè che rivolgere un sorriso divertito al nuovo arrivato. Quel piccolo frammento di distrazione non durò però a lungo, appena lo sbatter d'un paio di ciglia e il volto della drow e la sua concentrazione fu tutta riassorbita vero il trono e chi lo occupava mentre mille e più domande le ronzavano senza sosta tra i pensieri e forse si sarebbero acquietate solo dopo il concilio.
Il re prese dunque la parola, senza notare, o almeno facendo finta di non notare, l'arrivo di Umlion. Seduto sul trono in legno dai comodi braccioli, si sistemò per un attimo la tunica verde, quindi osservò il resto del Concilio senza perdere quel suo cipiglio altezzoso, dovuto ai lineamenti aguzzi più che dal suo vero carattere. Infine chinò leggermente la testa, e iniziò a raccontare.
«Tre settimane or sono, la dea che il mio popolo e voi pregate, si è presentata a me. Ero fuori dalla zona di Elriliwen, accompagnato da alcune mie guardie per alcune questioni urgenti lungo il limitare nord del Bosco. Già da tempo nell'aria si sentivano gli avvertimenti del vento, e già da tempo, nonostante le nostre cure, gli alberi avevano iniziato lentamente a cadere. Le piante non hanno prodotto nella primavera passata i profumi che siamo soliti sentire, e molti fiori non sono neppure nati dal frutto degli alberi. Tuttavia, quel giorno, non eravamo impegnati per questa vicenda, ma per alcuni problemi con le scorrerie di orchi, sempre più frequenti. Durante la nostra ricerca, ci siamo imbattuti in una grotta, la cui esistenza non conoscevamo. Si era aperta su una collina, forse a causa delle ultime piogge, poiché il fango era andato a raccogliersi tutto su un lato, lasciando una nuova apertura sul fianco opposto. Stanchi oramai dopo l'intero viaggio, decidemmo di accamparci nei pressi della grotta, dopo averla naturalmente ispezionata per evitare che qualche animale feroce o, ancor peggio, qualche gruppo di orchi si fosse insediato in quella zona. E fu all'interno della grotta che incontrai la nostra dea.»
A solo quelle parole, l'attenzione di tutti i druidi presenti si fece più viva. Tutti, ad esclusione di Umlion, impegnato, a quanto pareva, a destreggiare con il suo bastone sul pavimento della sala.
«Non si presentò a me sotto le sembianze che già altre volte io e il mio popolo abbiamo visto. Non aveva sembianze umane. Appariva come una giovane cerva, ferita ad un fianco da profondi graffi. Ed erano graffi che nessuno dei presenti - oltre a me, vi erano due delle guardie reali - aveva mai visto. Cercammo di avvicinarla, in un primo tempo poiché non avevamo capito che si trattava della Dea, ma unicamente per curare quello splendido animale. Poi parlò alle nostre menti, e rimanemmo in silenzio e ascoltammo. Passò molto tempo, poichè quando uscimmo era già notte inoltrata, e i nostri compagni già si erano predisposti per capire cosa fosse successo. Quanto ci disse la Dea vi racconterò ora. Non sarà tutto, poichè alcune cose sono state rivelate solo per il nostro popolo e altre sono state raccontate ai druidi superiori. Ma sarà abbastanza poichè capiate cosa sta succedendo in questo momento.»
Il Re tacque per un lungo attimo, cercando di riordinare le idee e raccontare quanto si era ripromesso di fare. Umlion borbottò qualcosa, quindi si schiarì la voce, quasi fosse pronto a interrompere il Concilio, ma rimase fermo al suo posto, impegnato a tracciare sul pavimento segni invisibili con il suo bastone.
Alis'za ascoltò con interesse le parole del re degi elfi.
La gamba destra accavvallata sulla sinistra, il gomito puntato su questa e il palmo e le dita che le reggevano il mento. La drow non fu pi di tanto stupita di quelle affermazioni visto che già il giorno prima, il suo mentore le aveva anticipato qualche cosa, ma qualche cosa era ancora troppo poco. Alis'za voleva saperne di più riguardo a quanto era accaduto, in parte per la sua innocente curiosità, in parte per l'amore che provava nei confronti della natura.
Tutta quell'attesa un po' la snervava nella sua giovanile impazienza anche se era consapevole che serviva tempo nel spiegare fatti importanti e che nel giro di poco avrebbe saputo.
Alis'za cambiò posizione, si raddrizzò con la schiena, le mani adagiate sulle gambe, ora in attesa che il sovrano continuasse il suo discorso.
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